Friday, January 19, 2018

God's Word at Face Value

Sant’Antonio Abate
Agno, 21 gennaio 2018
Jon 3:1-5, 10
1 Cor 7:29-31
Mk 1:14-20

Sia lodato Gesù Cristo!

     "Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta".
     “…fratelli: il tempo ormai si è fatto breve;”
     "Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo". 

Se fosse qui in chiesa stamattina il giovane Sant’Antonio, sono convinto che avendo sentito le tre letture di questa domenica, egli si metterà subito in moto per rispondere alla parola di Dio, alla parola insistente di Dio come espressa da San Paolo ai Corinzi: “…d'ora innanzi, …quelli che usano del mondo, come se non ne usassero appieno: perché passa la scena di questo mondo!” 

L’urgenza della chiamata del Signore si presenta chiaramente nelle letture di oggi e nell’esempio di Sant’Antonio Abate, però, per molti sembra una cosa quasi isterica insistere che i tempi sono brevi, che il Signore sta alle porte. Vi sono quelli che parlano come se vi fosse maniera di essere Cattolico alla buona o in maniera riservata, senza essere tanto stressato da una vita di virtù in contrasto con il mondo attorno a noi. Alcuni dicono che in fin dei conto sono solo tipi radicali come Sant’Antonio che corrono dietro al Signore. Nel senso comune della cultura predominante, sono rari questi e per quanto riguarda noi altri, non possiamo quasi immaginare Antonio e compagnia come modelli di vita qui e ora nel ventunesimo secolo.

Ci troviamo più al nostro aggio con un tipo più umano e leggermente testardo come il profeta Giona dalla prima lettura, che fugge dalla prima chiamata di Dio, che si nasconde, che cerca di negare il suo proprio ruolo per la salvezza del mondo. Come dicono a Roma, “Chi me lo fa fare?”  Bisogna dire, che Giona non aveva tutti i torti: In fin dei conti l’obbedienza di Giona alla seconda chiamata ancora più insistente di Dio di andare come profeta e predicare la penitenza, il pentimento per i loro peccati, al popolo di Ninive non avrebbe servito a nulla senza la grazia di Dio che ha toccato i cuori del popolo dai più grandi ai più piccoli. Allora, aspettiamo la seconda chiamata!

Sembra che non vogliamo credere che senza di noi Dio non vuole salvare il nostro mondo. Il Signore continua a chiamarci a seguire Lui in ogni tempo ed in ogni luogo, a servire la Sua divina volontà. Abbiamo difficoltà di immaginare che Dio cerca i nostri cuori, la nostra docilità/mansuetudine. Non possiamo immaginare che la chiamata di Dio non sia una cosa in un certo senso comune o normale, cioè a misura dell’uomo e destinata a tutti i battezzati. 

Purtroppo non ci lasciamo convincere quanto è sensato o logico l’amore di Dio per noi e com’è giusto l’amore con cui siamo chiamati a corrispondere al Suo favore mostrato verso di noi. Non riusciamo a guardare in faccia al giovane Antonio per poter capire che la chiamata di Dio sia una cosa a cui si risponde soprattutto con mitezza, che l’appello di Dio esige da noi una cosa così semplice come la decisione del popolo di Ninive di pentirsi alla parola del profeta Giona e di farlo senza indugio.  

In fin dei conti, va constatato che in un primo momento essere fedele a Dio, alla Sua chiamata di seguirlo, fedele all’impegno battesimale, è molto semplice. Basta aprirci al Suo invito, a dire di sì a Colui che ci ama e ci offre la vita per sempre con Lui nella gioia. Con questo, non voglio dire che la resistenza di Giona alla parola del Signore, che la risposta generosa di Sant’Antonio Abate non gli hanno costato, che non hanno sofferto a causa del loro sì al Signore, che non si sono trovati tutti e due altro punto di identificazione con Cristo se non nella Croce del Signor Gesù. La partecipazione dei santi, e non solo dei martiri, alla Passione di Cristo è la cosa principale e purtroppo anche una cosa che sfugge dalle attese di tanti Cattolici oggi. Non sembra che molti sono pronti a vivere con l’urgenza dei tempi brevi. “…quelli che hanno moglie, vivano come se non l'avessero; coloro che piangono, come se non piangessero e quelli che godono come se non godessero; quelli che comprano, come se non possedessero”.

Cercasi eremiti, monaci, monache, preti, anime consacrate? Non solo: cercasi anche gente che vive la vocazione matrimoniale con fedeltà, generosità e coraggio! Sì! Cerchiamo e invitiamo anche oggi.

V’è un brano dalla vita di Sant’Antonio Abate, scritta dal grande Sant’Atanasio di Alessandria, che mi sta particolarmente a cuore oggi, ed e questo dal capitolo intitolato Il Signore consola Antonio:

"10.1. Ma il Signore neppure in questo momento si dimenticò della lotta di Antonio e venne in suo aiuto. Come levò lo sguardo, questi vide che il tetto era come aperto e che un raggio di luce scendeva fino a lui. 2. I demoni erano scomparsi all’improvviso, subito cessò il dolore del corpo e la casa era di nuovo intatta.
Antonio sentì che il Signore lo aiutava e trasse un sospiro di sollievo; liberato dai dolori, domandava alla visione che gli era apparsa: «Dov’eri? Perché non sei apparso fin dall’inizio per porre fine alle mie sofferenze?» 3. E gli giunse una voce: «Antonio, ero là! Ma aspettavo per vederti combattere; poiché hai resistito e non ti sei lasciato vincere, sarò sempre il tuo aiuto e farò sì che il tuo nome venga ricordato ovunque». 4. All’udire queste parole si alzò e si mise a pregare e fu così confortato che sentiva nel suo corpo molta più forza di prima. A quel tempo aveva circa trentacinque anni."

Quando io, con trentun anni, sono tornato a Roma per la laurea e per i corsi all’Accademia Ecclesiastica, mi sono trovato a Piazza della Minerva in una casa antica e venerabile che aveva da tempo ricevuto dal Papa come patrono il santo eremita Antonio Abate. Come succede, l’assegnazione del patrono fu fatta come pacchetto insieme con i beni di un ordine antoniano defunto per dare un sostegno economico alla casa e senza riflettere tanto sul senso di dare ai giovani diplomatici della Santa Sede il padre del monachesimo orientale come santo patrono. Non importa! Anche per i fedeli di Agno, che forse non hanno mai pensato a questo gigante dei primi secoli della Chiesa come ispirazione per la vita di fede, Sant’Antonio porta consiglio per vivere più onestamente il sacramento del Battesimo. In fin dei conti Antonio, anche come abate padre di tanti monaci nel deserto, è rimasto sempre un semplice manovale. La sua vita di preghiera non ha impedito l’industria necessaria per guadagnarsi il pane quotidiano.

Ho letto un articolo poco fa della crisi demografica in Giappone che, almeno sembra, sta portando il Paese al collasso totale. Privilegiando il lavoro e la professione, molti giovani giapponesi non si sposano più e pochi fanno figli. La media tra professionisti ed impiegati si può descrivere come gente non solo stanca, ma esausta e annoiata: “Chi me lo fa fare?” L’articolo ribadiva che generalmente in Occidente stiamo sulla stessa pista.

Dove ci troviamo nella vita? Che cosa sono le nostre aspettative? Come orfani, il giovane Sant’Antonio e la sorellina, avevano ricevuto un patrimonio sufficiente dai genitori, ma alla parola di Dio annunciata in chiesa, Antonio ha venduto tutto, dando ai poveri e mettendo la sorellina sotto la tutela di una comunità di pie donne: “…fratelli: il tempo ormai si è fatto breve”.  Alcuni pensano: orrore! Ma questo è il mondo che parla e non il Vangelo: si tratta di un giudizio negativo sulle possibilità di una vita semplicemente evangelica e la cosa si spiega quando manca la traiettoria giusta nella vita. “…fratelli: il tempo ormai si è fatto breve”.

Nel presentare i miei auguri a tutti per la celebrazione oggi qui in Agno della Festa di Sant’Antonio Abate, voglio elevare al buon Dio una supplica in favore di tutti noi, rinati dall’acqua e dello Spirito Santo nei sacramenti della Chiesa. Che possiamo trovare l’apertura di spirito e la semplicità per poter prendere Dio ed i Suoi profeti alla parola e cambiare vita, alleggerendo il nostro passo, per poter correre dietro di Lui lo Sposo tanto amato! Ninive ha accolto la parola di Dio e possiamo anche noi. "Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo". 

Sia lodato Gesù Cristo!



PROPERANTES ADVENTUM DIEI DEI



Sunday, January 14, 2018

Speak, Lord, Your Servant is Listening!

Cresime per la Comunità Italiana
Seconda Domenica in Tempo Ordinario
Cham, 14 gennaio 2018
1 Sm 3:3b-10, 19
1 Cor 6:13c-15a, 17-20
Jn 1:35-42

Sia lodato Gesù Cristo!

"Ecco l'agnello di Dio!". E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: "Che cercate?". Gli risposero: "Rabbì (che significa maestro), dove abiti?". Disse loro: "Venite e vedrete".

Mi viene la voglia a dichiarare la guerra contro chi predica la Confermazione come il sacramento degli arrivati, della maturità, della maturazione cristiana, cioè non nel senso della perfezione o conferma della grazia battesimale, del dono dello Spirito Santo per la lotta ragionevole contro il male nella mia vita e contro il maligno nel mondo, ma come se fosse questo sacramento una specie di “graduation”, una cerimonia che mette fine alla scuola e indica qualcosa raggiunta. La Cresima non è quell’ultimo posto di blocco da superare per essere di pieno diritto nella Chiesa. Dico questo consapevole che si esige la Confermazione per poter sposarsi in Chiesa o per ricevere gli ordini sacri; questo si spiega per le responsabilità, sì, per le sfide che accompagnano lo stato matrimoniale e il sacerdozio. Ma l’accento va messo altrove. Questo Sacramento dà forza per la lotta, per il cammino verso Cristo; la Cresima illumina, rischiara, mette in evidenza come agisce il nostro Dio Unico e Trino nella Chiesa e in ciascuno di noi, come membri del Mistico Corpo di Gesù.  

La Cresima completa o rafforza la grazia battesimale. Questo Sacramento si distingue dal Battesimo per il fatto che ordinariamente l’amministrazione della Confermazione è riservata al vescovo, il sommo sacerdote della Chiesa locale. Spetta al vescovo presente a capo della comunità per mostrare in azione ai fedeli l’espressione piena della vita ecclesiastica (composta dal vescovo, dal clero e dal popolo, tutti insieme davanti all’altare lodando Dio). La nostra Chiesa, così voluta da Dio, è gerarchica. La Confermazione, proprio per il suo nome, non significa un punto di arrivo e nemmeno un traguardo, ma serve come uno sprono per la grazia di Dio sul cammino verso Cristo Signore. Anche ai cresimati Gesù continua a rivolgere l’invito a chi lo cerca: "Venite e vedrete".

La Confermazione mette in chiaro la natura della nostra ricerca di Gesù, una ricerca che non finisce mai, che continua per tutta la vita. Come i primi chiamati a seguire Gesù, anche noi siamo tutti missionari, chiamati a confessare Lui, "Ecco l'agnello di Dio!", a confessarlo per primo alle nostre famiglie, come ha fatto Andrea a Simon Pietro: "Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo)" e lo condusse da Gesù.” Con la nostra preparazione per il sacramento, nella sua celebrazione e nella grazia permanente/indelebile conferita, troviamo la forza di riportare il mondo in cui viviamo a Cristo Salvatore.

E in tutto questo, dov’è lo Spirito Santo? Dice il Catechismo della Chiesa Cattolica al numero 747: “Lo Spirito Santo, che Cristo, Capo, diffonde nelle sue membra, edifica, anima e santifica la Chiesa, sacramento della comunione della Santissima Trinità e degli uomini.” È lo Spirito Santo che ci rende conforme a Cristo, figli di Dio nel Figlio unico del Padre.

Per illustrare meglio questo, rivolgiamo per un momento lo sguardo alla nostra prima lettura della Messa di questa Domenica, che racconta la storia del piccolo Samuele, che dorme nel santuario e che Dio chiama con insistenza ad un rapporto vivo e dinamico con Lui. V’è qualcosa per noi e per la nostra celebrazione oggi in questa storia? Direi di sì.

“Venne il Signore, stette di nuovo accanto a lui e lo chiamò ancora come le altre volte: "Samuele, Samuele!". Samuele rispose subito: "Parla, perché il tuo servo ti ascolta". Samuele acquistò autorità poiché il Signore era con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole.”   

A Samuele, come capita anche a noi, mancava istruzione nelle vie del Signore; il ragazzo sapeva poco delle vie del Signore, era addormentato proprio nel santuario… Si può dire che essere addormentato non è una cosa cattiva, ma non è nemmeno molto interessante. Il sonno fa parte della vita sana, dormire ha il suo ruolo per la salute, ma non è tutto e non è la parte decisiva. Il dinamismo, la vitalità della nostra esperienza umana si calcola soprattutto tenendo conto dei nostri rapporti interpersonali. In questo senso, dice molto il commento ironico: “È bravo quando dorme”… Dio dava una svegliata a Samuele e il ragazzo rispondeva, per primo sbagliando sull’origine della voce e correndo dal sacerdote Eli, poi, istruito da lui, Samuele rispondeva proprio a Dio come si doveva: "Parla, perché il tuo servo ti ascolta". 

Parla, Signore! Se siamo svegli, anche in tenera età, possiamo ben immaginare una scena simile anche nella nostra vita, cioè una svegliata da Dio proprio per noi. I miei genitori mi hanno raccontato che quando ero bambino, forse avevo dieci anni forse meno, la suora alla scuola parrocchiale diceva a papà: “Signor Gullickson, il tuo figlio ha una vocazione al sacerdozio”… Mamma e papà non mi hanno raccontato di questo quando ero piccolo e non mi sono accorto di nulla. Forse dormivo, ma in ogni caso, nel corso della vita, un poco come Samuele, consigliato e condotto dagli altri non mi sono ribellato contro Dio che voleva qualcosa da me. Dio ci ama e non ci lascia mai soli e senza direzione nella vita. Oggi sembra che v’è meno pudore nella vita e si sente parlare di gente che ribella contro lo Spirito Santo, nel senso che non vogliono fare come Samuele, cioè non vogliono attribuire gli indizi offerti dalla voce di Dio che ci chiama a seguirlo. Peggio per lui che pensa a continuare a dormire o a negare la presenza di Dio nella vita di ciascuno di noi e dettare la sua propria strada nella vita come se Dio non ci fosse!

Con questo e per quanto riguarda il Sacramento della Confermazione, voglio dire solo una cosa direi una cosa elementare oggi. Il segno del possesso, del potere dello Spirito Santo nella vita di una persona è la mansuetudine, la docilità, direi una specie di mitezza. Il Cristiano a pieno diritto, battezzato, cresimato, fatto la prima Comunione e che confessandosi regolarmente nel Sacramento di Penitenza, cerca di stare vicino a Cristo, di seguirlo nella sua vita, il Cristiano a pieno diritto è mite e umile di cuore. "Parla, perché il tuo servo ti ascolta". La grazia che chiediamo per i nostri confirmandi oggi è proprio quello che si lasciano istruire, che si lasciano condurre dalla voce di Dio, che parla per la Sua Chiesa e che ci istruisce per i consigli di chi ci sta vicino.


Sia lodato Gesù Cristo!


PROPERANTES ADVENTUM DIEI DEI


Saturday, January 13, 2018

How do you carry on a political discourse today?



I came across this great video of Brian's almost immediately after having watched another by a good man, who had left the Catholic Church at age 16 and now returned. This man seemed to think that upping the content in catechism class would solve the problem which drove him from the faith at age 16. Granted, in four minutes he may not have been able to express himself fully, but at any rate I am going to go with Brian's premise concerning what separates the sheep from the goats in our world.

This is a video which references a previous one, which may help to understand Brian's point. We are talking about culture in both and the role the media play, simply or blatantly for the sake of merchandising and no more, in establishing popular culture at an all time low: buy, buy, buy. As Brian puts it, the media's siren song is an ode to "coolness" which cannot be other than the ultimate personal and social shipwreck.

Until watching these two videos of Brian's I have to confess that I was rather pessimistic about getting a handle on culture for the sake of the Gospel. Without going horse-and-buggy-Amish, I am now convinced that we stand to gain through reasoned discourse and a return to discipline in the home.

More than a decade ago, I remember the struggles of my cousins with their teenage son over the question of his wanting a cellphone just because everyone else had one... cool! Back then and now, it was a matter of reason and vigilance, which had those parents balking at their son's demand. Today, on that slippery slope, the same domestic argument would have to deal with whether a nine or ten year old shouldn't have the latest IPhoneX or whatever. 

We need to draw the line in our own lives and creatively establish a nurturing family culture, which is ruled by the presence of the Loving Christ and His Blessed Mother within our homes. All else has its measure or else its judgment as toxic and excluded.

As priests, we have to represent a pole of attraction to draw folks ever so gently away from coolness to Christ. We need to refocus and regroup, putting prayer at the beginning, in the middle, and at the end of everything we do.

ACTIONES nostras, quaesumus Domine, aspirando praeveni et adiuvando prosequere: ut cuncta nostra oratio et operatio a te semper incipiat, et per te coepta finiatur. Per Christum Dominum nostrum. Amen.  

DIRECT, we beg Thee, O Lord, our prayers and our actions by Thy holy inspirations and carry them on by Thy gracious assistance, so that every work of ours may always begin with Thee, and through Thee come to completion. Amen.

  

Sunday, January 7, 2018

Preaching and Reform

Charles Borromeo: Selected Orations, 
Homilies and Writings. 
Borromeo, Charles. 
Edited by John R. Cihak. 
Translated by Ansgar Santogrossi O.S.B.
Bloomsbury Publishing. Kindle Edition. 

I thoroughly enjoyed this book for its selections from the preaching and teaching of this great saint. By reason of the editor's choices, including an admonition to the priests of Milan to return to the grand tradition of being clean-shaven, I will attribute to St. Charles more ideas, thoughts or reflections than I could share in several blog posts. Borromeo is a giant of the Tridentine Reform who together with the great Archbishop of Braga in Portugal, Bartholomew of the Martyrs O.P. brought the conciliar work to life in their dioceses and contributed immensely to the success of the Catholic Reform.

Both archbishops are noted for their insistence on the centrality of the preaching office to the ministry of those who have received the fullness of the Sacrament of Holy Orders. Cihak's introduction quotes the famous words of the Archbishop of Braga, which I remember so clearly from my work on my doctoral dissertation back when. Bartholomew wrote a treatise in 1564 called Stimulus Pastorum (The Motivation of Pastors), in which he wrote, “Who is the Bishop if not the sun of his diocese, a man on fire, completely dedicated to conquering souls for Christ, who preaches so very often with the Word and always by example?” (p. 14).

This thought fits well with the launch by the Congregation for the Clergy of their "preaching app", which probably corresponds to somebody's need but would no doubt encounter the skepticism of these two great reformers of the 16th Century. Preach we must, bishops and priests, and preach well, but St. Charles spent his own life in personal penance and reform, urging his priests and the bishops of his province to no less effort in that regard.

Cihak's analysis of what made St. Charles is more than worthy of note:

"In order to enter more deeply into Borromeo’s own words that follow, it is helpful to consider what made him such an effective reformer in the face of the herculean undertaking of the reforms of the Council of Trent against great odds, such that he would become one of the most prominent Catholic reformers in the history of the Church. Among the many natural talents and supernatural graces of this man, three outstanding qualities bear highlighting: his personal holiness, his ability to forge lasting friendships and his impressive practical intelligence." (p. 4)

Facial hair on priests and criteria for hiring or firing domestic personnel aside, I invite you to take advantage of a great book for furthering the cause of reform and renewal in your own life, after the mind of St. Charles, in hopes of building up the House of God in our day and time!


PROPERANTES ADVENTUM DIEI DEI



Recreational Reading that has socially redeeming Qualities

The Necromancers

Benson, Robert Hugh. Collected Works of Robert Hugh Benson (Kindle Locations 62316-62318). Minerva Classics. Kindle Edition. 

Not everything must be read with calculation. After three other powerfully positive experiences with historical novels by Robert Hugh Benson, I gave this one a chance, more or less on a lark. The book is great! Not only does it keep ones attention all the way through, but here too Benson shows himself the master at character description and story line development. The book is un-apologetically Catholic but in the best of senses, by understating and reveling in what it means to have found the pearl of great price.

In our day, à la Spiderman, we tend to expect the sort of anti-hero to win the day; otherwise we tend to retreat into worlds far away and almost if not mythical characters to confront evil. In that sense, it is good to encounter again the equivalent of a real life/real world example of an almost Tolkienesque heroin in the person of Maggie Deronnais. Maggie is by far the realest person in the whole book and the most integrally Catholic.

Even so, perhaps the book gains in merit for having a century under its belt. Necromancy, spiritualism, the odd seance for seeking contact with some dead person beyond the veil through the medium of today's equivalent of King Saul's witch of Endor, I guess I don't know how it would be portrayed. Maybe stuffy old England, with dressing for dinner, retainers, fireplaces in every room of the house, candles to light the way at night, smoking rooms! and so on makes it all more fun. At any rate, the book discusses a serious topic no less dangerous for the less credence which our dull and informal times would lend to it.

The battle cry of "courage and love", with a truly prayerful heart, should needs confront many a dull spirit among the youth of our day, and win them back for Christ!

PROPERANTES ADVENTUM DIEI DEI


Tuesday, January 2, 2018

Mystagogy Revisited and Rediscovered

Nothing Superfluous
An Explanation of the Symbolism of 
the Rite of St. Gregory the Great
Rev. James W. Jackson, FSSP
Redbrush, Lincoln, Nebraska, 2016

I suppose that tomorrow I will have to get back to work, but these days of Christmas have been quiet and a real treat in terms of some great reading. Father Jackson's book is a choice part of that experience this year. He offers the reader something done by others before him, but also addressing some of the issues at the very heart of concern for men and women, priests and laity, seeking to do right by God in Jesus Christ in our day and time.

This book would make a worthwhile addition to any priest or bishop's library; it could well be found in any Catholic family's book corner. The bibliography is intentionally limited and the glossary of terms deserves special accolades.  

The overall tenor of Father's treatment of the symbolism of the Holy Sacrifice celebrated according to the 1962 missal, and thoughtfully termed by him the Gregorian Rite or the Rite of St. Gregory the Great, deserves the broadest possible exposure. The author is anything but strident. It is not so much that he demands a hearing on the force of his arguments as that, in the midst of so much which is bound up with the long-standing tradition, he comes out time and again with observations concerning the sublimity of the rite and its place in the greater context of what we are about in divine worship. 

Probably his best in the body of the book is Father's treatment of the proper role of silence in liturgy. If I were teaching a seminary class on liturgy, this book would be on the reading list with the challenge to the reader to uncover what is said there and tie it to another one of Father's affirmations about the freedom of each individual worshiping before God in the context of a corporate or communal action.

His appendices II and III, on Latin in the Liturgy and How the Liturgy Teaches, are great as well. III is a bit clunky and I probably need to read it again, but II on Latin has numerous merits.

This New Year started off with notice of a book which accuses Pope Benedict XVI of heresy. I guess we all have our story and Joseph Ratzinger, for well over a half century, has been exposed to intense scrutiny. I hope never to have to endure such. One of his great insights for me is that in favor of the mutual enrichment of the two forms of the Roman Rite. I think what he saw and offered to the Church as an admonition was a gentle but eloquent exhortation not to return to the violence and iconoclasm of the post-conciliar period, which has left us the poorer whether we are honest enough to admit it or not. Father Jackson, for his gentle eloquence, presents afresh the "Bride" to the Church, the Rite of St. Gregory the Great, beautiful as she always was and is yet today. We can only be enriched by the encounter with his gentle and winning treatise.

I am sitting on a couple of things I have read of late about neo-modernism. The insistence is that such can only be confronted with the sword... It may be so, but for today anyway I am grateful for a book entitled Nothing Superfluous.

PROPERANTES ADVENTUM DIEI DEI

  



Sunday, December 31, 2017

European Geopolitics then and now

Luther, der Ketzer: Rom und die Reformation 
Reinhardt, Volker. 
C.H.Beck. Kindle Edition. 

"So lautet die Nutzanwendung aus diesen Überlegungen: Nur wenn man auch die römischen Quellen betrachtet, lässt sich der Prozess der Ablösung, Spaltung, Trennung und Verteufelung adäquat nachvollziehen, dessen Auswirkungen bis in die Gegenwart reichen. Dabei geht es – anders als im 16. Jahrhundert – nicht darum, wer recht oder unrecht hat und wer über die besseren Argumente oder gar die höhere Moral verfügt. In der Auseinandersetzung zwischen Luther und Rom ging es um Glaubensfragen, das heißt um unterschiedliche Auffassungen von heiligen Texten, priesterlichen Vermittlungsfunktionen und Wegen zum «Heil». Das waren und sind bis heute Fragen, in denen es kein objektives Urteil geben kann. Stattdessen geht es darum zu beobachten, wie auf beiden Seiten Ängste und Heilserwartungen, Loyalitäten und Feindbilder, politische und gesellschaftliche Ordnungsvorstellungen, Denkstile und Glaubensweisen zu der subjektiven Überzeugung führen, objektiv auf der richtigen Seite zu stehen. Das ist der Standpunkt, der in diesem Buch vertreten wird, und deshalb gibt es darin keine «Guten» und keine «Bösen», keine Parteinahme für oder gegen die eine oder andere Seite. Es geht nicht darum, aufzuzeigen, wer wen zuerst angeprangert, verleumdet und verteufelt hat, sondern darum zu zeigen, warum es zu dieser Zuspitzung kam. Die Eskalation des Konflikts wurde dadurch vorangetrieben, dass es in diesem Streit nicht nur um unvereinbare theologische Lehrsätze, sondern von Anfang an auch um Machtfragen ging. Auf beiden Seiten formten sich schnell Netzwerke heraus, deren Mitglieder intensiv miteinander kommunizierten und gemeinsame Interessen verfolgten. Diese Interessenverbände schlossen sich umso schneller und fester zusammen, als sich ähnliche Gruppierungen schon vor 1517 in kirchlichen und weltanschaulichen Streitigkeiten voneinander abgegrenzt hatten." (158-172).

Well, I just got under the wire with my read of an historical analysis of the Reformation period in this 500 year anniversary. If you read German and have not done anything so far to acquaint yourself, I can recommend this book because of all the Vatican archival material it brings to light in German translation, but also because I think it is a great piece of history writing and deserves to be known and discussed from any number of points of view.

Whether Reinhardt thinks this way or not, his book provoked a reflection in me on the state of affairs in the Church today. I think his analysis of the past leaves Catholic ecumenism today, its premises and objectives, in tatters. There is no reason as well why we shouldn't be anxious about general developments within the Church in our own day and time, as not all that foreign to the type of unraveling which shattered the unity of faith in Europe five centuries ago. Reinhardt's historical analysis of the failures of the leadership in papal Rome and in imperial Germany to grasp the gravity of the turn of events in their day seems not without implications for our day and time. Reinhardt makes cautious allusions to the crisis within the European Union but I think he has every reason to put forward his concerns and doubts.

From my own perspective and abstracting from this historical event of the Protestant Reformation, I know of no other way to put it than perhaps to say, I must be growing up, losing it or something. I am dumbfounded, if you will, by the consequences for today of the Reinhardtian description of the Reform of yesterday, where there were no giants, no bigger-than-life-like protagonists on the world stage who contributed to this major tectonic shift in the life of the Church; things just sadly and stubbornly deteriorated over the course of decades. Pettiness and ego had the upper hand. Reinhardt describes a "1517" made up of little men on both sides of the aisle. The popes throughout that period show themselves not only as flawed characters, but as utterly so at the expense of the Petrine Ministry; few if any of their closest collaborators were any better. In his epilogue, Reinhardt even points out that Luther's teaching has not stood the test of time, that nobody on the protestant side of the aisle today would still hold to the teaching Martin held central to his reform. Far from a work in progress, it seems little more than a devolution. Drift, yes, little more than drift with cataclysmic consequences for the light on the lamp stand, the city on a mountain top. I do not think mine is a jaded growing up, but certainly represents a more sober appreciation of the implications of serious things perpetrated within the Church by little men even yet today.

Some months back I was sharing with the Swiss bishops on what I see as an enormity here and elsewhere which goes on week for week and year for year, without consequences, namely the number of Catholic priests who no longer include the Creed in Sunday Mass. Yesterday, I was confronted with a harrowing example from Turin, Italy of a fat old priest who explained to his Christmas crowd the decision to substitute the Creed (which he said he didn't believe anyway) with the all time Italian Christmas carol Tu scendi dalle stelle... The erosion of the faith, Trinity, divinity of Christ, virginity of the Mother of God, transubstantiation... is moving ahead by drift and brainless substitution, not driven by a single "name" in theology or what not. 

Reinhardt documents how for geopolitical reasons that the Council of Trent was decades late in coming. I wonder what our excuse today is for not intervening to set right some of the folly... 


PROPERANTES ADVENTUM DIEI DEI